Sorge silenziosa e mite nel subappennino dauno su un’altura formata da 3 colline che dominano la Valle del Carapelle, nel Tavoliere delle Puglie.

Popolata da circa seimila persone e custode, al suo interno, di un fascino e un tesoro di inestimabile valore, che  la portano ad essere una piccola perla del patrimonio artistico – culturale della Puglia e dell’intera Italia.

E’ Ascoli Satriano, un tempo “Ausculum” ossia fonte, centro di origine preromana e abitata in principio dai Dauni.

A vederla così, da lontano, è un piccolo cumulo di casette arroccate sulle distese verdi del Tavoliere, tutte vicine e fitte, quasi a volersi proteggere l’un l’altra o a voler custodire la propria ricchezza con forza.

Camminando tra i vicoli di paese, le strade hanno un sapore di storia e di tradizione e quasi per caso, ti ritrovi ad imbatterti nella romanica bellezza della Cattedrale, nel ponte romano in pietra sul Carapelle o nella fierezza dominante del castello normanno che domina dall’alto tutta la schiera di casupole che lo circondano.

Ma il tesoro prezioso lo si trova andando nel cuore del paese.

Qui, all’interno del polo museale, sono custoditi i marmi policromi di Ascoli Satriano, reperti unici e di inestimabile valore che portano dietro di sé una storia un po’ movimentata, degna del mistero e della bellezza che li caratterizza.

La loro storia comincia infatti in una notte tra il 1976 e il 1978, quando un gruppo di tombaroli, riusciti ad entrare per primi nella tomba di un’elitè principesca dauna, si trovano immersi nella camera funeraria della famiglia.

Al centro della camera col corredo funerario, il grande bacino di marmo bianco decorato preziosamente con un dipinto.

Sul fondo della camera qualcosa di mai visto prima.

Un sostegno per mensa in marmo orientale, scolpito come coppia di Grifi con le ali dipinte di azzurro e giallo spiegate verso l’alto e una cresta rossa.

I due sono intenti a bloccare ed azzannare con i loro artigli un cerbiatto dipinto di giallo oro che emerge tra le fauci dei due Grifoni.

Attorno a questo, un cratere decorato con una corona d’oro a foglie di edera e altri pezzi minori.

Una volta rinvenuti, alcuni di questi preziosi oggetti furono sequestrati dalle autorità competenti, mentre altri finirono per essere venduti ad un mercante sino ad arrivare a far parte della collezione del Poul Getty Museum di Los Angeles, in America, sino al 2007.

Solo allora, dopo un viaggio così lungo e pieno di interessi, sono tornati in Italia.

Oggetto di una mostra dedicata a loro a Roma, Mantova e Firenze nel 2010 e protagonisti  dell’EXPO MILANO 2015, esposti con orgoglio all’interno del padiglione Italia, sono rientrati infine a casa, ad Ascoli Satriano, per essere ammirati in tutta la loro bellezza dai propri cittadini e da chiunque voglia godere di questa fortuna.

Ciò che colpisce di questi reperti è la preziosità del marmo, unita alla decorazione pittorica, che conserva tutta la sua intatta bellezza a distanza di un tempo così lungo ma non altrettanto forte da consumarla.

Quando sei ad Ascoli e ti trovi lì, di fronte a questi capolavori, non puoi che sentirti grato ad una terra che ti regala tanta bellezza gratuitamente.

Che ti concede il lusso di poter vivere a casa tua, le surreali emozioni che solo l’Arte e la natura sanno darti.

Incontro alcuni abitanti di questo paese e chiedo loro di dirmi qualcosa su questo patrimonio. La loro risposta è una, così semplice eppure così piena.

“Quando entro nel museo mi sembra di essere lontana, in un posto magico e che non saprei descrivere a parole. E invece sono dietro casa mia”.

Ecco l’essenza della Bellezza.

Per vivere la bellezza dei Grifoni e di Ascoli Satriano, vi aspettiamo da Noi.

A casa nostra, che poi è anche casa vostra.

 

Vanessa Antonucci

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