Natale è quella cosa che profuma di bucce di mandarino accanto al caminetto.

Quel momento in cui far qualcosa insieme, diventa Casa.

Il forno si accende, la polvere della cannella è nell’aria e il cucchiaio affonda nell’oro caldo del miele fatto in casa.

Dicembre è quasi un rito magico: ogni cosa viene preparata dal primo giorno dell’ultimo foglio del calendario con una cura e una sapienza quasi indescrivibile.

Chi vive o è stato in Puglia a Natale, questo lo sa.

Preparare i dolci tipici natalizi non è solo una tradizione per noi, ma un momento in cui si esprime il senso del fare qualcosa di bello per chi si ama.

Quando sei piccolo questi profumi, sapori, rumori ti colorano l’anima.

Sono i profumi che senti addosso alla tua mamma e alla tua nonna mentre preparano l’impasto delle cartellate e l’olio caldo salta in padella in attesa che queste piccole roselline si tuffino senza paura.

Il loro nome ricorda la parola greca Kartallos e vuol dire cesto, mentre la loro forma, nella tradizione cristiana, simboleggia l’aureola o la fascia che avvolge il Bambin Gesù.

Accanto al tavolo, le mandorle sgusciate vicino il caminetto e la cioccolata che si scioglie lenta e adagia a bagno maria e che spesso, quando sei bambino, è il primo compito che ti viene affidato:

mescola bene la cioccolata finchè non si scoglie tutta” mi ripeteva mia nonna, quasi fosse uno dei compiti più difficili e importanti di tutta la preparazione dei dolci natalizi!

E in un certo senso lo era, perché quando realizzi qualcosa insieme a qualcuno, ogni compito, ogni singola parte seppur apparentemente minima e banale, è utile a far sì che ciò che si realizzi, alla fine, sia perfetto.

E forse mescolare per anni la cioccolata fusa per realizzare le mandorle atterrate è stato uno dei migliori insegnamenti.

A casa mia ad esempio, oltre a cartellate e mandorle atterrate, non mancavano mai i purciddhruzzi fatti in casa.

Si andava a prendere il miele fatto in casa necessario già da settimane prima e nei giorni precedenti la preparazione, si andavano a rispolverare i piattini decorati e colorati che la nonna teneva conservati per l’occasione.

A casa a prepararli c’eravamo tutti in famiglia; si iniziava con l’impasto, si preparavano i purciddhruzzi, si friggevano nell’olio bollente e infine un bagno nel miele caldo che li avvolgeva tutti in un’ unica piccola montagna di dolcezza infinita.

Il momento più bello per chi è stato bambino arrivava qui, quando finalmente aprivi le confezioni di confetti colorati di ogni forma e tipo e, come coriandoli a natale, ricoprivi quella montagna dorata.

Non so cosa sia esattamente un momento magico, ma quello per me lo era senza dubbio.

Descrivere il Natale in Puglia usando solo il senso della scrittura è un’impresa troppo complicata perchè è un’esperienza multisensoriale che ti abbraccia totalmente.

È l’ennesima prova di quanta ricchezza riesca a dare questo territorio utilizzando così poco.

Quando sei piccolo questi momenti ti colorano l’anima e quando cresci, non sai neanche tu come, ti ritrovi a saper fare qualsiasi tipo di dolce natalizio tradizionale.

Perché questo significa famiglia.

E la famiglia è Natale.

 

Vanessa Antonucci

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